“Ripensare il sistema sanitario e perseguire le responsabilità del disastro penalmente”, Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo e Cgil regionale sul quadro emerso dal verbale del tavolo Adduce.

 CATANZARO – 10 MARZO 2021.  "Il quadro descritto dall'ultimo verbale del tavolo Adduce, quello del 22 dicembre scorso, è desolante, imbarazzante e non privo, a nostro avviso, di responsabilità che andrebbero perseguite penalmente nei confronti di tutti quei soggetti che hanno contribuito a realizzarlo negli ultimi dieci anni almeno da quando lo stato, attraverso una sua propaggine, il commissario ad acta, ha deciso di gestire direttamente il nostro sistema sanitario". E' quanto affermano il  segretario generale Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Franco Grillo, il coordinatore Fp Cgil Medici Area Vasta Ivan Potente, e la segretaria generale Fp Cgil Calabria Alessandra Baldari.

"Il disavanzo viene stimato in 110 milioni, i Lea peggiorano, vengono certificati i ritardi nell'attuazione dei decreti legge Covid e, al limite della follia, nella nostra Regione ci permettiamo il lusso di un decremento di spesa per il personale nonostante i finanziamenti ricevuti per l'emergenza in atto – affermano ancora i dirigenti della Fp Cgil Area Vasta e della Cgil regionale –. A questo si aggiunge il rischio di vedere aumentata la tassazione a causa del disavanzo prodotto, come a dire: oltre al danno pure la beffa. In tutto ciò si inserisce pure l'indagine (l'ennesima) della guardia di finanza che nelle ultime ore ha perquisito una serie di uffici della AOPC e della UMG nel territorio dell'Area Centrale della Calabria per presunte attività illecite nell'acquisizione di beni e servizi e nei processi di assunzione di personale con 22 persone indagate. Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra, una guerra senza fine a cui il commissariamento della sanità calabrese non ha saputo porre argine né tantomeno ha avuto la capacità di farci intravvedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Al contrario rimaniamo ultimi nella somministrazione dei vaccini, ultimi per la realizzazione delle terapie intensive e sub intensive, ultimi nella sequenziamento delle varianti Covid, ultimi nella gestione delle risorse rese disponibili. Si è prodotta una pericolosa insufficienza degli organici del personale sanitario e tecnico necessario ad assicurare quotidianamente l'assistenza vitale, assistiamo ad una acutizzazione del decadimento della medicina territoriale e si è sviluppata un'ulteriore e incalcolabile sfiducia nei cittadini verso il sistema sanitario pubblico, sfiducia che da se vale a determinare una mobilità passiva annua di oltre 320 milioni di euro".

Grillo, Potente e Baldari sottolineano anche che "è sparita dall'agenda del governo regionale la discussione sulla integrazione tra l'AOPC e l'Azienda Universitaria, che non avrebbe certamente risolto tutti i problemi di salute dei calabresi ma che sicuramente ci avrebbe consegnato un polo sanitario all'avanguardia nell'intero mezzogiorno e che avrebbe avuto la possibilità di mettere in sinergia la cura, la ricerca e la formazione, oro colato di questi tempi".

"Non ultima la questione emergente degli atti aziendali dove la tendenza di taluni a fare i "battitori liberi" come se le linee guida non esistessero, finirà col generare altra confusione di calabra fattura. Forse però è giunta l'ora di ripensare il sistema di gestione della sanità calabrese, iniziando ad affidarlo a persone normali che abbiano, nella loro normalità, le competenze necessarie ad affrontare le questioni complesse del settore – conclude la nota dei dirigenti della Fp Cgil Area Vasta e della Cgil regionale -. Sarebbe il caso di ripensare il sistema di affidamento degli incarichi dei direttori generali/commissari delle varie aziende imponendo loro di procedere immediatamente allo scioglimento delle varie strutture semplici e complesse, che spesso determinano il malaffare, e la rotazione di quei dirigenti all'interno dell'intero sistema sanitario regionale. Non sappiamo se questo servirebbe a risolvere i problemi ma, certamente, contribuirebbe a rendere il nostro sistema più normale, più trasparente e meno propenso a generare nicchie di privilegi e di soprusi allo stesso tempo. Noi non siamo più disponibili ad aspettare e sperare che le cose cambino da sole, pronti a scendere in piazza con tutti coloro che avvertono la necessità vera di un cambiamento di rotta, pronti a mobilitare tutte le forze sane dei nostri territori contro un degrado socio sanitario non più tollerabile".