È Antonio Voci ad aprire l’udienza odierna del Processo Perseo nel tribunale di Lamezia con una dichiarazione spontanea nella quale ancora una volta manifesta, rivolgendosi alla corte presieduta dal giudice Carlo Fontanazza e, a latere, Aragona e Tallarico, i suoi problemi di salute che gli impediscono di vivere serenamente nella casa circondariale. Il legale difensore di Voci, Leopoldo Marchese avanzerà pertanto una richiesta di arresti domiciliari.

La prima testimonianza, quella di Alberto Caputo, è proprio sulla posizione di Antonio Voci che Caputo ha conosciuto in quanto Voci svolgeva la professione di pizzaiolo a Falerna e successivamente ha effettuato dei lavori su un terreno. Voci, inoltre, chiese se su quel terreno poteva impiantare una giostra, azione che non fu concretizzata. Per questi lavori, Caputo ha dato una somma ad Antonio Voci e poi al figlio Eric.

In aula tre testimoni chiamati dall’avvocato Mendicino a discarico della posizione di Fausto Gullo: il maresciallo Adamo che presta servizio a Maida conosce Gullo come “un lavoratore”, non collega quindi Gullo all’ambiente malavitoso. Sul banco dei testimoni anche il sindaco di San Pietro a Maida, Pietro Putame, che conosce Fausto Gullo e la sua famiglia come “persone normalissime e tranquille, inserite perfettamente nel tessuto sociale del piccolo paese” così come Sebastiano Senese, vicesindaco di San Pietro a Maida, che dichiara di conoscere Gullo e la sua famiglia in quanto vivono “in una piccola comunità dove ci si conosce tutti”, sa che Gullo ha una ditta di fuochi d’artificio, “sono persone normalissime - dichiara - che svolgono l’attività pirotecnica con professionalità”.