Il Sindaco della città ha espressamente invitato a dare suggerimenti e proposte sulla questione Rom. Ha anche annunciato che si propone di risolvere il problema dello smantellamento di Scordovillo entro un anno.

Buon proposito, che accogliamo con interesse, senza strumentalismi, cercando di dare un contributo di chiarezza, però consapevoli che, per la natura dell’insediamento e per la sua consistenza, l’annosa questione non si risolve con un colpo di bacchetta magica.

L’obiettivo non è solo lo spostamento del campo in un luogo civile. Se si vogliono scongiurare conflitti futuri e mettere fine alla potenzialità criminogena di questa situazione, la strada è quella dell’integrazione sul territorio. Esempi non ne mancano.

A Sambiase, prima della Giunta Speranza, decine di nuclei familiari si sono perfettamente inseriti nel vivere civile. Altri nuclei, spostati dal campo in questi ultimi anni, si sono anch’essi integrati bene nella società. In altri casi, “vedi ciampa di cavallo” (insediamento precedente Speranza) o San Pietro Lametino (dove la vecchia giunta spostò numerose  famiglie),  ci sono stati problemi, con gravi episodi di violenza. L’esperienza dunque ci dice che si sono minimizzati i rischi laddove si è operato con pochissimi nuclei familiari.

Ma torniamo al campo Rom, con annessi fumi e altro, e partiamo dalla situazione reale del 2011, a seguito dell’intervento del Procuratore della Repubblica che ne dispose lo smantellamento.

 A quella data (marzo 2011) la situazione anagrafica era di 136 famiglie per 528 individui. Costituito con ordinanza un ufficio speciale, si accertò la disponibilità di nuovi alloggi e furono trasferiti 35 nuclei familiari. Contestualmente  furono demolite decine e decine di baracche. A giugno 2015  la presenza a Scordovillo si era ridotta a 101 famiglie e meno di 400 individui.

C’è da aggiungere che grazie a un vecchio finanziamento (per i ‘baraccati’) gestito dall’Aterp, sono stati completati durante la scorsa amministrazione, in Località Carrà – Marchese, altri 20 alloggi destinati ai Rom, che pochi mesi fa sono stati abusivamente occupati da altre famiglie, ma di cui Speranza ha disposto lo sgombero. La disponibilità di questi alloggi, dunque, ridurrebbe la presenza nel campo a 83 famiglie.

A questo punto è opportuno ricordare che all’inizio del 2014 l’amministrazione  individuò e propose al consiglio una decina di siti nei quali collocare 2-3 famiglie, secondo un’indicazione venuta l’anno prima dal consiglio stesso, cioèdi sistemare la colonia di Scordovillo per piccoli gruppi sul territorio. Il consiglio comunale nel marzo del 2014 deliberò, recependo parzialmente l’indicazione della giunta, e individuò sei siti.

Questo è lo stato dell’arte. Sistemare altre 30 famiglie in una decina di siti può aprire la strada per risolvere definitivamente il problema ( ne rimarrebbero una cinquantina); a questo punto per la sistemazione dei rimanenti nuclei si potrebbe pensare agli alloggi Aterp, perché in questo caso un numero ridotto di famiglie potrebbe favorire una  più serena convivenza.

Senza dimenticare che sono stati attivati mutui e finanziamenti utili per l’acquisto di ulteriori prefabbricati (ed altri probabilmente se ne possono eventualmente attivare).

Ci sembrerebbe invece più difficile e complicato pensare ad una soluzione Aterp per tutte le 101 famiglie odierne, senza correre il rischio grave di suscitare allarme e intolleranza, nonché ricreare quelle condizioni nefaste che hanno reso incandescente Scordovillo. Non ultimo i fumi e gli incendi che tanta tensione, a ragione, provocano tra i cittadini. A tal proposito proprio una soluzione integrata sul territorio a piccoli gruppi potrebbe scongiurare questo scempio, altrimenti destinato a ripetersi. Gli incendi, che in passato si è cercato di limitare, di concerto con le forze dell’ordine, con un’azione di controllo sullo smaltimento delle gomme e l’accesso al campo, saranno radicalmente scongiurati  se si procede con la progressiva evacuazione (e  successive demolizioni) dei nuclei familiari.       

Naturalmente accanto a questo ci vuole quel lavoro di avviamento scolastico e al lavoro, di educazione sanitaria, che in questi anni molte benemerite associazioni, con l’aiuto del comune, hanno messo in campo: cosa che ha fatto sì che in molti tra i rom si siano definitivamente affrancati dalla vecchia comunità, e spesso dalla illegalità. Ci riserviamo di parlarne meglio in seguito , ma questo è il tema fondamentale.

Prima di concludere vogliamo sottolineare che proprio ieri a Cosenza la tendopoli allestita dall’Amministrazione comunale è stata inondata per le avverse condizioni meteorologiche. La soluzione data da Occhiuto, che appariva risolutiva, si è rilevata nei fatti pericolosa ed del tutto effimera, un boomerang. Come si vede non esistono scorciatoie e ciò è un serio monito a quei settori della città che pensano  che soluzioni di questo tipo possano funzionare.