Fitto calendario di udienze del Processo Perseo, previste ogni mercoledì e venerdì, prima della conclusione del Processo Perseo annunciata per il 18 dicembre 2015. Nell’aula Garofalo del tribunale lametino vengono ascoltati 5 testimoni, il primo, Saverio Scalise, è il proprietario di un negozio di autoricambi in via del Progresso. “Non ho mai subito estorsioni” risponde Scalise su domanda del Pm Elio Romano. Tra i suoi clienti c’erano anche Pasquale Giampà e Antonio De Vito in quanto avevano un’impresa: la Ade costruzioni. “Clienti che hanno sempre pagato” sottolinea il testimone. Nei verbali il Pm Romano legge che precedentemente Scalise aveva dichiarato alla Polizia di Stato che prima pagavano regolarmente e poi invece non hanno pagato più fino ad un debito di circa 5.000 euro, poi, la notizia del loro arresto. Scalise ripete più volte: “ho 70 anni non posso ricordare tutto” poi “ci sono le fatture e si può sempre controllare”, “ho migliaia di clienti”, “un cliente può avere dei momenti di difficoltà”. Ricorda però che ci sono fatture aperte in merito all’acquisto di ricambi per i mezzi dell’impresa di De Vito e Giampà. “Continuavo a dargli la merce per evitare problemi al mio negozio” aveva dichiarato alla squadra mobile di Catanzaro. Il Pm cerca di far ricordare a Scalise quanto dichiarato nei verbali ovvero che diversi soggetti non identificati si sono più volte recati nel suo negozio a ritirare merce per un valore di 8mila euro a nome dei Giampà. Episodi che oggi Scalise spiega come “regali” per clienti assidui. Il Presidente Fontanazza parla di “paura di estorsioni”. “Tutto quello che ho dichiarato e firmato lo confermo!” cerca così di concludere il suo interrogatorio, Saverio Scalise. Emerge anche la storia di un assegno “vuoto” di 2.000 euro che Scalise avrebbe cambiato con contante ad Aldo Notarianni. Parla anche di un unico atto intimidatorio subito, “un barattolo forse di benzina davanti al negozio”. Il pm chiede l’acquisizione del verbale e la trasmissione degli atti per la falsa testimonianza resa dal signor Saverio Scalise. Infine, il legale di De Vito, Bitonte chiede dei chiarimenti in merito alla conoscenza tra Scalise ed il suo assistito.

In aula anche la testimonianza di Rina Gullo che conosce De Vito in quanto, all’epoca dei fatti, era fidanzato con la figlia e di conseguenza conosce anche Battista Cosentino, un amico di De Vito. La signora Gullo racconta della moto lasciata nel garage per giorni da De Vito, non ricorda però quando e chi riprese la moto, solo che era inverno. Si tratta della moto usata per l’omicidio Federico Gualtieri.

Giuseppe Squillace, detenuto, di Taurianova, afferma di aver avuto rapporti con la ditta di De Vito durante la costruzione di una scuola a Polistena. La Ditta Ade costruzioni non gli avrebbe dato dei soldi che gli spettavano. Il quarto testimone è Vincenzo Longo di Polistena, detenuto, in collegamento audio-video, è il titolare di una ditta di costruzioni “la ditta - racconta - era sottoposta a sequestro poi siamo stati assolti e ci hanno restituito l’azienda”. Afferma che la Ade costruzioni stava costruendo una scuola a Polistena, lavoro ottenuto in appalto mentre la ditta di Longo era subappaltatrice. Oggi non ricorda di aver conosciuto De Vito anche se nei verbali aveva dichiarato di averlo conosciuto. Conosce invece Battista Cosentino che andava spesso al cantiere e si presentava come dipendente dell’impresa lametina.

L’ultimo testimone dell’udienza odierna è Salvatore Caterisano, geometra, ma attualmente disoccupato. Dal 2006, per un anno e mezzo ha lavorato con l’Ade costruzioni lavoro ottenuto dopo un colloquio con De Vito e l’ex compagna, allora amministratrice della Ditta. Caterisano si è occupato del personale sul cantiere e dell’approvvigionamento di materiali. Ha iniziato lavorando in una casa di riposo a Nocera Terinese e poi anche nella scuola a Polistena.