Due ospiti storici di Trame hanno condiviso stasera la scena di Palazzo Nicotera, coordinati da Nadia Donato : Giacomo Panizza, con il suo “ La mafia sul collo. L’impegno della Chiesa per la legalità nella Pastorale”, e Roberto Mistretta, autore di “ Rosario Livatino. L’uomo, il giudice, il credente”, libro dedicato al cosiddetto “Giudice ragazzino” ucciso il 21 Settembre 1990 e per il quale è stato avviato nel 2011 processo di beatificazione. L’idea del libro nasce dal desiderio di Mistretta di capire profondamente il motivo di questa scelta, desiderio che lo porta ad entrare in possesso di alcune delle agende tenute dal giovane magistrato, fra i documenti al vaglio della Santa Sede, che provano l’enorme spessore umano del personaggio e la fede con la quale affrontava il proprio impegno contro la criminalità organizzata. Un vero e proprio martirio il suo, cui ha fatto di recente seguito la richiesta di perdono da parte dell’esecutore, e che soprattutto ha segnato profondamente il rapporto fra mafia e Chiesa, dopo l’incontro di Papa Woytila con la sua famiglia ad Agrigento e lo struggente appello alla conversione dei malavitosi sotto le colonne doriche. Ed è forse il motivo ricorrente della conferenza quello del ruolo della Chiesa rispetto al fenomeno mafioso. “I mafiosi – dice Don Panizza – usano la Chiesa, la politica, l’economia, quelli che ci cascano. E chi ci casca viene sottomesso, perché loro non stanno mai alla pari con nessuno. Sono anche al di sopra di Dio.” Quindi il racconto delle minacce subite da una donna della cosca che lo accusa di essere “ prete del Demonio, non di Dio” perché contro la mafia.  Un racconto agghiacciante ma non bisogna, secondo Panizza, aver paura della propria paura. “ Se avessimo paura della fame dilagante, della corruzione, di certi modi di gestire la polis e l’economia sarebbe un bene. Non possiamo narcotizzarci.” Mistretta conclude invece con una frase di Livatino, prova della sua integrità di ruolo : “Quando moriremo non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma se siamo stati credibili.”